Parola di Mamma!
Alcune maestre elementari non vanno mai in pensione: continuano a dare lezioni per sempre. E mia madre è una di quelle ortodosse, che ancora adesso – che ho 37 anni – mi corregge sui basilari della grammatica, perché “la divisione in sillabe è im-por-tan-te!”. Ecco, io avevo questa fortuna in casa: un manuale vocale a cui fare domande, come oggi su google.
Ma in quel tempo ero un adolescente già smaliziato sui segreti della “esse impura” e già leggevo libracci e riviste. Nella recensione di uno di questi libri trovai la parola “sodomia”. Corsi a consultare il mio strumento per le lingue, che in quel momento stava impastando dei biscotti di frolla: “mamma, che vuol dire sodomia?”. Silenzio. I gomiti dell’impastatrice si arrestarono di colpo, poi un rapido movimento del collo e una risposta secca, allarmata: “Perché, dove l’hai sentito? Chi lo ha detto?”. “Nessuno, l’ho letto qui”, replicai mostrando la pagina di “Panorama” come uno scudo. Fu efficace, perché notai che le espressioni sul suo viso si ammorbidirono, i gomiti ricominciarono a lavorare, e la voce riprese un timbro più rilassato: “Non lo so. Cercalo sul vocabolario”.
“Cercalo sul vocabolario” era la risposta per tutte le domande su parole che avessero attinenza sessuale. Capii il suo allarme e seguii il consiglio. Avanti e indietro per quelle pagine. Santità, Sadismo, Soddisfazione, ed ecco la parola magica, Sodomia: “s.f. Atto del sodomita. Pedicazione”. Uhm. Avevo sottovalutato che lo Zingarelli dell’epoca fosse più pudico di mia madre. Dunque Pizza, Pubertà, Postale, Pedicazione: “s.f. Atto sessuale del pederasta”; Pattino, Pazienza, Permesso, Pederasta: “s.m. Chi pratica pederastia”. Ed eccolo di sotto, Pederastia: “s.f. Omosessualità rivolta verso giovani e adolescenti”. Un po’ di fatica è vero, ma ce l’avevo fatta a trovare una definizone (per quanto sbagliata e fuoriviante, sulla quale però devono essersi formate schiere di politici). Ovviamente mia madre non sembrò curiosa del significato del termine e io mi guardai bene dall’andarglielo a riferire: preferivo mangiare biscotti dolci e cotti bene. Don't ask, don't tell.
Credevo che lei avesse dimenticato quell’episodio di tanti anni fa che le procurò così tanto imbarazzo, e invece no. Ha aspettato 25 anni per ricambiare il torto, ha covato una vendetta sottile che si è rivelata solo ieri, al telefono, quando a bruciapelo tra un “cos’hai mangiato e che tempo che fa” m’ha chiesto: “Ma che vuol dire feisbuc?”.
Stasera venite all'inaugurazione della mostra di "Mamma!"? Siete tutti invitati. Anche Gianf.
