Motivazioni
Qualche giorno fa, come di consueto, mi sono recato al lavoro col treno. Un servizio comodo e piuttosto efficiente, che mi porta in sei o sette minuti da una parte all’altra della città. Ma l’altro giorno il treno è partito con un ritardo di 15 minuti; un ritardo notevole, considerata la durata del tragitto, e sufficiente per far innervosire i pendolari che avrebbero posticipato così l'ingresso nella fabbrica, nell'uffico, nella scuola. Tutti a maledire uno dei capri espiatori preferiti di noi italiani: le ferrovie. Certo dà fastidio arrivare in ritardo al lavoro, ma cosa succede se appena acceso il PC ti accorgi che il motivo di quel contrattempo è la morte accidentale di un operaio delle ferrovie?
Un ragazzo di 27 anni; era su quei binari per riparare un guasto, e un convoglio lo ha travolto. Domenico Ricco, vittima dell’ennesimo incidente sul lavoro.
La nostra vita prosegue indifferente alla tragedia e al dolore di altre vite e un po' me ne vergogno: colleghi affannati raggiungono le scrivanie tutti i giorni allo stesso orario, gli studenti entrano in aula dopo aver fumato fuori la prima sigaretta del mattino, e artigiani, operai, commercianti danno anima a questa periferia di Firenze.
Di tutta l’energia spesa per pretendere dai servizi pubblici efficienza e puntualità non c’è più traccia nelle nostre azioni. Cosa accadrebbe, invece, se utilizzassimo la stessa istintiva passione per pretendere maggiore attenzione sulla sicurezza sul lavoro, sulla prevenzione degli incidenti, sulla responsabilizzazione degli imprenditori? Sarebbe una buona motivazione per tutti sottolineare che impedire le morti bianche potrebbe evitarci di fare tardi al lavoro?
