"E se io piango, piango per entrambe, amica mia. Il mio dolore non ha nome"
Due artiste, una israeliana e una palestinese, cantano "Dev'esserci un'altra strada" in tre lingue (arabo, ebraico e anche in inglese, perché è quello il linguaggio della diplomazia internazionale). Il pezzo è molto orecchiabile, il testo essenziale e immediato, la causa nobile. Molti diranno che è ingenuo credere che una canzone possa contribuire a risolvere il conflitto tra Israele e Palestina, ma io credo che la musica sia un veicolo di pace, e trovo commovente questa performance. Il video è sottotitolato:
Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia
sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore
senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
i futuri incontri di belle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani
che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia.