lunedì, marzo 16, 2009

La responsabilità dell'artista

L'altra sera ho assistito a "Vilipendio", il nuovo spettacolo di satira di Sabina Guzzanti, dal taglio decisamente politico: "la quasi totalità della stampa - cita la sua biografia ufficialeè assoggettata al potere politico-economico e non resta che ai comici, a volte, restituire correttamente pezzi di realtà costantemente nascosti ai cittadini". Seguendo questa missione Sabina Guzzanti è capace di riempire teatri come il Saschall di Firenze (1800 posti a sedere), chiedendo allo spettatore di pagare un biglietto dal costo medio di 35 euro (min. 28, max 40). Un evento da decine di migliaia di euro a sera, quindi, che si replica, oramai da novembre in tutta Italia, con una media di 10 spettacoli al mese. Centinaia di migliaia di euro.
Ogni lavoratore ha diritto al suo compenso, e la bravura di Sabina Guzzanti non si sottrae a questa regola del mercato. Però qualche dubbio, fuori dal teatro, mi viene: parlare male della classe politica, prendere le parti delle fasce sociali più deboli, scagliarsi contro le logiche del business che corrompono i poteri, porsi come fonte di informazione seria e disinteressata... be' tutto questo risulterebbe molto più credibile se fosse messo a disposizione di una platea più vasta e se prescindesse dal fattore commerciale.
Non dico che Sabina Guzzanti debba esibirsi tutte le sere gratis, ma forse qualche volta potrebbe farlo per i precari che non possono permettersi di pagare un biglietto dal prezzo così alto. Una sera, una soltanto al mese. Magari risparmiando su alcuni costi: un circolo arci invece del teatro prestigioso, una città piccola invece che un capoluogo, poca promozione, un solo manifesto che dica: "Per stasera niente Grande Fratello: vieni a teatro, divertiamoci insieme. Offro io!". Uno spettacolo in cui potresti ritrovarti accanto anche la cassiera del supermercato che ha votato per Fini, o l'operaio che ha votato Lega, invece dei soliti compagni con contratto a tempo indeterminato nella multinazionale o nella ONLUS. 
Perché se è vero che la classe politica ha una responsabilità enorme nel declino culturale della nostra società, gli artisti dello spettacolo non possono tirarsene fuori.
Ovviamente non mi riferisco solo a Sabina Guzzanti: Marco Travaglio, Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, per citare alcuni tra i grandi professionisti della satira, a volte mi danno l'impressione di cavalcare in qualche modo il business dell'antibelrusconismo. Un'ulteriore contraddizione di questa logica è che questi artisti (che portano spettacoli in giro per l'Italia, pubblicano in continuazione libri, DVD), vendono la loro arte e le loro idee a un popolo magari poco informato e poco divertito, ma già consapevole e orientato politicamente. Ed è un peccato, uno spreco di risorse. Il ruolo dell'artista nella formazione della cultura popolare è sempre stato rilevante. Penso all'intervento di Roberto Benigni all'ultimo festival di Sanremo: la lettera di Oscar Wilde all'amato, recitata a 15 milioni di telespettatori appartenenti a ogni ceto sociale, è efficace, nella formazione della società, almeno quanto un decreto del ministro delle Pari Opportunità.
Allora cosa aspettano gli artisti della "sinistra italiana", ormai ricchi dei profitti delle loro opere? Dove sono i cantautori impegnati, i satirici irriverenti, gli attori controcorrente, i registi arrabbiati con le classi dirigenti? Sarebbero disposti a fare uno spettacolo gratis per i possessori della social card, per i cassintegrati, i precari, i disoccupati, le casalinghe rincoglionite da Pomeriggio5?

portato in salvo da animasalva | link diretto | commenti (6)

Commenti
#1    16 Marzo 2009 - 09:25
 
"Questi artisti vendono la loro arte e le loro idee a un popolo già consapevole e orientato politicamente. "
guarda che è già così,a prescindere dal costo del biglietto. O credi davvero che chi guarda il GF sappia chi è Sabina Guzzanti? Ormai sono telelobotomizzati, non è che se lo spettacolo è gratis la vanno a vedere. Quanto a Benigni, è un furbetto, sa benissimo che se dicesse un decimo di una Guzzanti scomparirebbe dalla tv...
utente anonimo

#2    16 Marzo 2009 - 10:58
 
non sono d'accordo con l'autore del commento. Ma se è gratis, magari un pensierino ce lo fa anche il "lobotomizzato", no? Giusto animasalva quello che hai scritto. Sai se Vasco Rossi, ad esempio, prenderà soldi per il concerto del I maggio?
Pier
utente anonimo

#3    16 Marzo 2009 - 12:32
 
Be, magari se tutti i "lobotomizzati" si impegnassero a farsi carico delle spese giudiziarie che debbono affrontare i nostri "comici" ogni volta che appaiono sui palcoscenici, forse qualche spettacolo quasi gratis lo farebbero anche, quasi, perchè c'è da pagare l' affitto del locale, tutti gli operai e i tecnici che ci lavorano , chi vende i biglietti ecccc......
utente anonimo

#4    16 Marzo 2009 - 13:30
 
Sembrerò provocatorio, ma io credo che esista anche il diritto alla stupidità, all'ignoranza, che poi è solo stupido ed ignorante chi non approva e conosce quello che conosco ed approvo io.
Lasciate riposare questi cervelli, è irritante voler "donare consapevolezza" "aprire gli occhi" e tutte le amenità del genere, avere una nozione non significa averla compresa; scoprire da soli, anche la più ridicola cazzata, questa è la sola cosa che conta, e non con Google.
utente anonimo

#5    16 Marzo 2009 - 23:35
 
Più volte ho sperimentato che i miei concittadini parteciperebbero volentieri ad eventi culturali, se a prezzo ridotto. Durante la settimana della cultura (musei nazionali gratis) davanti all'ingresso del giardino di Boboli si faceva la fila tra famiglie intere che aspettavano di entare. Erano gli avventori tipici del centro commerciale, tra passeggini, bambini e giovani coppie. Così pure per il festival di cinema che offriva l'abbonamento all'intera settimana per 5 euro. E nella serata televisiva in cui Benigni leggeva Dante la Rai ha totalizzato il suo record di ascolti, così come quando Fabio FAzio ha proposto la serata dedicata a De André. Tutti segnali che il problema -per dirlo con un gergo economico- non è la domanda di cultura, ma l'offerta.
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#6    18 Marzo 2009 - 12:55
 
effettivamente, a parte tutta la questione pecuniaria, il rischio di convincere chi è già convinto è forte
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