Motivazioni
Qualche giorno fa, come di consueto, mi sono recato al lavoro col treno. Un servizio comodo e piuttosto efficiente, che mi porta in sei o sette minuti da una parte all’altra della città. Ma l’altro giorno il treno è partito con un ritardo di 15 minuti; un ritardo notevole, considerata la durata del tragitto, e sufficiente per far innervosire i pendolari che avrebbero posticipato così l'ingresso nella fabbrica, nell'uffico, nella scuola. Tutti a maledire uno dei capri espiatori preferiti di noi italiani: le ferrovie. Certo dà fastidio arrivare in ritardo al lavoro, ma cosa succede se appena acceso il PC ti accorgi che il motivo di quel contrattempo è la morte accidentale di un operaio delle ferrovie?
Un ragazzo di 27 anni; era su quei binari per riparare un guasto, e un convoglio lo ha travolto. Domenico Ricco, vittima dell’ennesimo incidente sul lavoro.
La nostra vita prosegue indifferente alla tragedia e al dolore di altre vite e un po' me ne vergogno: colleghi affannati raggiungono le scrivanie tutti i giorni allo stesso orario, gli studenti entrano in aula dopo aver fumato fuori la prima sigaretta del mattino, e artigiani, operai, commercianti danno anima a questa periferia di Firenze.
Di tutta l’energia spesa per pretendere dai servizi pubblici efficienza e puntualità non c’è più traccia nelle nostre azioni. Cosa accadrebbe, invece, se utilizzassimo la stessa istintiva passione per pretendere maggiore attenzione sulla sicurezza sul lavoro, sulla prevenzione degli incidenti, sulla responsabilizzazione degli imprenditori? Sarebbe una buona motivazione per tutti sottolineare che impedire le morti bianche potrebbe evitarci di fare tardi al lavoro?
La notizia del giorno è che il Ministro Maroni si è accorto che su Facebook esiste un gruppo intitolato "Uccidiamo Berlusconi" è intende farlo chiudere: "Non riesco a capacitarmi - commenta - che ci sia qualcuno che possa esprimere l'intenzione di uccidere un'altra persona". No, non si riferisce al suo collega Brunetta quando auspica che la sinsitra estrema muoia ammazzata. Si riferisce a un gruppo di Facebook, confermando l'intenzione di denunciare i 12.000 utenti che vi sono iscritti. In zona retrocessione
Hanno di che lamentarsi i siciliani per lo scarso risalto dato dai media al triste evento che ha colpito Messina agli inizi del mese. Ma insistere troppo sull’argomento potrebbe far emergere il sospetto che i primi responsabili della catastrofe siano i cittadini stessi, sostenitori (in larga maggioranza) di uno schieramento politico che promuove piani case e condoni come motore di sviluppo. Insistere sull’argomento potrebbe voler dire rimettere in discussione quell’assurdo progetto di ponte che dovrebbe collegare artificialmente due delle Regioni più “abusivamente” edificate d’Italia; infine potrebbe portare l’attenzione sulla necessità di sborsare danaro dalle casse centrali a quelle insulari, da sommarsi a quelli ottenuti dal governatore della Regione, Lombardo, con astute tattiche politiche. E magari gli elettori di Bossi non ne sarebbero tanto felici.
Oggi una nuova catastrofe: a Porto Empedocle, sulla costa agrigentina, un costone è franato, invadendo magazzini e residence e costringendo dieci famiglie ad evacuare. Pochi giorni fa ero in Sicilia anche io, proprio ad Agrigento, una città dalla storia affascinante e dalla realtà degradante. La pioggia lì ha fatto meno danno che a Messina, ma ha creato comunque molti disagi. Per motivi personali mi sono ritrovato a fare da spola tra l’ospedale (che è sotto sequestro per gravi carenze nell’edificazione e a rischio di cedimento strutturale) e il centro della città, collegato da chilometri di strada dissestata, senza luci, né catadiottri, né guard rail, né alcuna guida luminosa. Solo tonnellate di cemento armato buttato nelle valli, per sostenere viadotti impossibili e impervi, tanto più pericolosi in quei giorni, in cui gli avallamenti nell’asfalto, combinati alla pioggia eccezionale, ti davano l’impressione di guadare più che di guidare.
Ma quale satira?
“Quando incontrai il presidente del Consiglio, tanti anni fa, gli dissi: ‘Italia Uno, Milano 2, Milano, 3 Rete 4, Canale 5. Ma tu, chi chezzo 6?’. Questa è satira, secondo Lino Banfi, anche lui tra i premiati della 37° edizione del Premio internazionale della satira di Forte dei Marmi. Premio alla carriera per l'allenatore nel pallone che, evidentemente, dimostra di non conoscere il significato della satira. Quest’episodio suggella un’edizione della manifestazione un po’ sotto tono, in cui però sono stati assegnati anche importanti riconoscimenti, come quello alla Graphic novel “Peppino Impastato, un giullare contro la Mafia” di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, quello per la grafica, andato a Nico Pillinini, quello per il cabaret, a Ubaldo Pantani e quello assegnato agli amici di “Mamma!”, il giornale web di satira che ha appena inaugurato la sua edizione cartacea (totalmente autoprodotto e autofinanziato). Ma esiste la satira oggi in Italia? Come dice Riccardo Orioles, proprio dalle pagine del nuovo numero di Mamma! (a proposito, vi siete abbonati?), “La satira è roba da Weimar, non da inferno. E qui l’inferno c’è già”.
Per apprezzare Michela Murgia, la sua capacità di osservazione della realtà, la sua intelligenza e la sua poeticità è sufficiente leggere il suo blog, che da anni annovero tra i miei preferiti. Ma il libro che ha dato alle stampe di recente, "Accabadora", pubblicato da Einaudi, è un piccolo concentrato di vera letteratura. L'Accabadora, l'ultima madre, è colei che, chiamata dalla famiglia del malato, pietosamentene pone fine alle sue sofferenze. Tra "verismo di ritorno", una scritura intensamente poetica e misuratissima ironia, Michela esplora con amore il carattere e i sentimenti dei suoi personaggi e ci presenta l'equilibrio di una cultura antica, in cui le regole della famiglia, degli affetti, della religione e dello Stato sono declinate in maniera diversa dall'etica benpensante dei nostri giorni, e pur condivisa dalla società in cui si esprime.Intercettazioni
Due considerazioni.
Come è noto la Camera ha detto sì al ddl sulle intercettazioni. I sì sono stati 318, 224 i no, un solo astenuto. Il ministro Alfano si è dichiarato soddisfatto: "Abbiamo preso 20 in più dei nostri. Il voto segreto ci ha premiato, visto che nel computo dei voti a favore ci sono 20 voti in più rispetto a quelli della maggioranza. Significa che circa il 20% dell’opposizione condivide le nostre tesi." Ora non è che vogliamo fare i meticolosi, ma l'informazione è una cosa seria e il ministro Alfano rischia di confondere le idee. I membri dell'opposizione (deputati PD, IDV e UDC) sono 281, 284 se vi sommiamo gli iscritti al gruppo delle minoranze linguistiche, mentre i deputati della maggioranza (PDL, Lega, MPA) sono 341, 346 se vi si sommano i deputati del Gruppo misto. Qui il disegno della Camera. Dunque chi ha votato con la maggioranza rappresenta il 7% dell'opposizione e non il 20%, come sostiene Alfano!
Punto secondo: la votazione finale si è tenuta a scrutinio segreto dietro richiesta del gruppo del PD. Questa è una pagina un po' triste della storia del Partito Democratico. Cosa c'è di più democratico, infatti, che dichiarare apertamente il proprio voto rispetto a una questione così importante per la democrazia nel nostro Paese? Perchè hanno richiesto il voto segreto? Per tutelare qualche intercettato potente? Perché allora non isolare dal partito e quindi dal Parlamento e dalle cariche di rilievo quelle persone del PD che temono le intercettazioni? Questo sì che sarebbe un gesto democratico.
Il decreto appena approvato è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermato. Noi non possiamo fare molto, ma possiamo almeno firmare un appello, promosso dal giornale Repubblica.
Il mio voto per Sinistra e Libertà
"... ora è necessario ricostruire un pensiero forte per contestare la realtà della catastrofe, capace di far vivere il principio della ‘speranza’ come una bussola credibile per orientarsi nel mondo. Solo un pensiero forte depotenzia il paradigma della forza e permette di immaginare che nella debolezza sia custodito il segreto di un’altra sbalorditiva forza.
Ecco vorrei un partito capace di essere strumento di libertà e giustizia per persone che non hanno voce, un partito fabbrica della speranza." (Nichi Vendola)
Popolare al 73%
Il clamore intorno alle vicende che coinvolgono il premier Berlusconi si sta avviando a raggiungere il massimo effetto mediatico. La sua moralità, messa in dubbio dai giudici (Berlusconi ha corrotto l'avvocato Mills con 600.000 euro), dalla moglie Veronica Lario ("frequenta minorenni", "è malato"), dall'ex-fidanzato di Noemi ("Berlusconi ha conosciuto Noemi solo nel 2008", "Repubblica non mi ha mai pagato"), dal fotografo Antonello Zappadu ("c'erano diverse ospiti in topless, alcune minorenni", "ogni quindici giorni aerei militari italiani portavano in Sardegna gli ospiti privati del Cavaliere"), le sue menzogne, le sue verità smentite a giorni alterni, evidentemente hanno un peso nelle prossime elezioni. La potenza mediatica di Berlusconi non è un mistero, e i suoi collaboratori stanno facendo a gara nel diffamare tutti i colpevoli di "lesa maestà" e non si riparmiano colpi bassi (persino la Daniela Santanchè, con la più totale mancanza di stile, ha tentato di mirare, senza successo, alla reputazione di Veronica Lario). Questo vuol dire essenzialmente due cose:
1) Queste elezioni sono più importanti di quello che si crede (tanto che il Times e Liberation parlano di "valenza internazionale" delle malefatte di Berlusconi)
2) Queste vicende stanno rodendo il consenso attorno a Berlusconi, che infatti non fa che dire che la sua popolarità è intorno al 73%. Certo, provi a chiedere quanto è popolare Mussolini o Totò Riina, o persino Pacciani, il presunto mostro di Firenze. Potrebbe finalmente capire che popolare non vuol dire nè amato, nè voluto.
Lo stretto necessario
Il dramma abbruzzese di questo periodo ha messo in luce la condizione delle abitazioni in Italia. A Messina, ad esempio, solo il 25% delle case è costruito con regole antisismiche, nonostante l'alta sismicità dell'area.
Il quotidiano Liberazione lancia un'iniziativa (sottoscritta, tra gli altri, anche da Alberto Asor Rosa, Rita Borsellino, Alberto Burgio, don Luigi Ciotti, Luigi Manconi, Lidia Menapace): dirottare i soldi destinati alla costruzione dell'inutile e rischioso "ponte sullo stretto", verso un grande progetto di bonifica e di messa in sicurezza di tutte le abitazioni che si trovano in uno stato di palese inadeguatezza, cominciando dagli edifici pubblici, nelle aree al di qua e al di là dello Stretto. Puoi cliccare sull'immagine (o qui) per conoscere dettagli sull'iniziativa e per aderire all'appello.
Avidi (non dategli l'8 per mille)
Un amico mi segnala quest'articolo del Cathechismo della Chiesa cattolica:
2278 L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente. (Qui il testo integrale)
Senza voler entrare nel merito, mi soffermerei sulla forma, che in questi documenti, si sa, è anche sostanza. La cosa che balza all’occhio è la priorità data all'aggettivo "onerose", rispetto a "pericolose". Ma è possibile che questi pensino solo e sempre ai soldi?
Anche per questo rinnovo l'invito a devolvere l'8 per mille alla Chiesa Valdese. Qui, sinteticamente, l'anno scorso ho esposto i motivi di questa scelta.
Cover boy
Debora (senza h)
Si chiama Debora Serracchiani, è il segretario del PD di Udine, e il 21 marzo scorso ha infiammato la platea dell'Assembea Nazionale dei Circoli del PD. E ci fa anche rivalutare un compiaciuto Franceschini. Insomma, c'è ancora da sperare:
La responsabilità dell'artista
L'altra sera ho assistito a "Vilipendio", il nuovo spettacolo di satira di Sabina Guzzanti, dal taglio decisamente politico: "la quasi totalità della stampa - cita la sua biografia ufficiale - è assoggettata al potere politico-economico e non resta che ai comici, a volte, restituire correttamente pezzi di realtà costantemente nascosti ai cittadini". Seguendo questa missione Sabina Guzzanti è capace di riempire teatri come il Saschall di Firenze (1800 posti a sedere), chiedendo allo spettatore di pagare un biglietto dal costo medio di 35 euro (min. 28, max 40). Un evento da decine di migliaia di euro a sera, quindi, che si replica, oramai da novembre in tutta Italia, con una media di 10 spettacoli al mese. Centinaia di migliaia di euro.
Ogni lavoratore ha diritto al suo compenso, e la bravura di Sabina Guzzanti non si sottrae a questa regola del mercato. Però qualche dubbio, fuori dal teatro, mi viene: parlare male della classe politica, prendere le parti delle fasce sociali più deboli, scagliarsi contro le logiche del business che corrompono i poteri, porsi come fonte di informazione seria e disinteressata... be' tutto questo risulterebbe molto più credibile se fosse messo a disposizione di una platea più vasta e se prescindesse dal fattore commerciale.
Non dico che Sabina Guzzanti debba esibirsi tutte le sere gratis, ma forse qualche volta potrebbe farlo per i precari che non possono permettersi di pagare un biglietto dal prezzo così alto. Una sera, una soltanto al mese. Magari risparmiando su alcuni costi: un circolo arci invece del teatro prestigioso, una città piccola invece che un capoluogo, poca promozione, un solo manifesto che dica: "Per stasera niente Grande Fratello: vieni a teatro, divertiamoci insieme. Offro io!". Uno spettacolo in cui potresti ritrovarti accanto anche la cassiera del supermercato che ha votato per Fini, o l'operaio che ha votato Lega, invece dei soliti compagni con contratto a tempo indeterminato nella multinazionale o nella ONLUS.
Perché se è vero che la classe politica ha una responsabilità enorme nel declino culturale della nostra società, gli artisti dello spettacolo non possono tirarsene fuori.
Ovviamente non mi riferisco solo a Sabina Guzzanti: Marco Travaglio, Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, per citare alcuni tra i grandi professionisti della satira, a volte mi danno l'impressione di cavalcare in qualche modo il business dell'antibelrusconismo. Un'ulteriore contraddizione di questa logica è che questi artisti (che portano spettacoli in giro per l'Italia, pubblicano in continuazione libri, DVD), vendono la loro arte e le loro idee a un popolo magari poco informato e poco divertito, ma già consapevole e orientato politicamente. Ed è un peccato, uno spreco di risorse. Il ruolo dell'artista nella formazione della cultura popolare è sempre stato rilevante. Penso all'intervento di Roberto Benigni all'ultimo festival di Sanremo: la lettera di Oscar Wilde all'amato, recitata a 15 milioni di telespettatori appartenenti a ogni ceto sociale, è efficace, nella formazione della società, almeno quanto un decreto del ministro delle Pari Opportunità.
Allora cosa aspettano gli artisti della "sinistra italiana", ormai ricchi dei profitti delle loro opere? Dove sono i cantautori impegnati, i satirici irriverenti, gli attori controcorrente, i registi arrabbiati con le classi dirigenti? Sarebbero disposti a fare uno spettacolo gratis per i possessori della social card, per i cassintegrati, i precari, i disoccupati, le casalinghe rincoglionite da Pomeriggio5?
Piccoli particolari
Matteo Renzi, il giovane vecchio della politica fiorentina, ha vinto le primarie del PD per la candidatura a sindaco di Firenze. Vicino a Comunione e Liberazione, per vincere la competizione interna al suo partito ha chiesto voti anche alla destra. E nella foto dei festeggiamenti compare un piccolo particolare. E non è il ritratto di Gramsci.

La sai l'ultima?
La sai l'ultima? "Eluana è morta di sentenza". Hahahahahaha, hahhahahaha. Che forte 'sto ministro Alfano. Ma come gli vengono in mente? E' sprecato come ministro: dovrebbe fare l'autore per Zelig o il copywriter.
Ha un uso così intelligente della parola. "Eluana è morta di sentenza" è una genialata, che da una parte dimostra tutta la necessaria cautela nell’accostarsi alla vicenda, dall’altra il profondo rispetto per i familiari della ragazza, per il popolo italiano, per la magistratura. Tutto condensato in 3 parole. Un genio. Davvero! Dovrebbe fare il copywriter. Magari così ci risparmierebbe anche qualche legge ignobile, volgare, violenta, ingiusta, vergognosa, come quella che porta il suo nome, una legge che salva il premier da ogni processo giudiziario. Una legge, quella sì, fatta per salvare una vita (perché invece - diciamocelo - di Eluana a nessuno di quei parlamentari gliene fotteva un cazzo).
Per un attimo ho immaginato Alfano, Gasparri, Berlusconi e Rutelli immobili in stato vegetativo. Giusta la considerazione di Sofri: qui. Condivido le riflessioni di Klochov: qui.
Natale 2008
Ma anche a voi arrivano SMS da numeri sconosciuti e persone che non ricordate? E anche voi rispondete con analogo messaggio, del tipo "Carissimi auguri anche a te. A presto!"?
Va be, comunqe, buon Natale!
Etica nel lavoro - il caso Esselunga
Esselunga appartiene a Bernardo Caprotti, un imprenditore amico di Berlusconi e suo alleato nella battaglia contro le "Cooperativa rosse". Con il suo libro best-seller "Falce e carrello" ha inteso denunciare la sua difficoltà di accesso al mercato della grande distribuzione in alcune regioni, dove a suo dire vige un accordo tra Coop e politica. I fatti citati dal libro, tutti confutati da Coop Italia e dagli esponenti politici coinvolti, non sono stati rilevanti in termini giudiziali. Anzi, in qualche caso, secondo me, dimostrano la miope politica imprenditoriale di Esselunga. Su questa querelle, ancora aperta, sorvolerei: potete comprare il libro...è in vendita anche sugli scaffali delle Coop.
Volgio parlare invece dell'etica in azienda. Ho avuto una breve esperienza di lavoro nella Coop e sono un socio "consumatore" da tanti anni. Nel breve training che ho ricevuto ho potuto condividere alcuni valori fondanti della Coop, tra questi la massima attenzione ai lavoratori e ai consumatori.
All'Esselunga è già la seconda volta che a un dipendente viene impedita la pausa. Una cassiera con insufficienza renale è stata costretta a stare seduta alla cassa fino alla fine del suo turno; solo allora ha potuto cambiarsi (dato che se l'era fatta addosso). Il fatto si è ripetuto ieri in un altro supermercato del gruppo, protagonisti altri due dipendenti.
Obama non applaude
Barak Obama era uno dei pochi senatori presenti nell'aula del congresso americano il 1 marzo 2006, quando Berlusconi tenne un discorso di 30 minuti (discorso cominciato in inglese e terminato in italiano, tra applausi scroscianti). L'intervento fu trasmesso in diretta da Canale 5 e più volte ripreso dal TG4. Da lì a poco saremmo andati a votare. In quell'occasione Obama non solo non applaudì, ma si guardò intorno come a cercare di capire il senso di quegli applausi. Più tardi qualcuno svelò che ad applaudire non erano parlamentari: si trattava di una claque. Ecco il video pubblicato da Youdem